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Le vie dell'innovazione sono infinite

Le vie dell'innovazione sono infinite

Rimuovere gli ostacoli per favorire ricerca e innovazione: l’Italia ci prova. Antonio Cianci, consigliere del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, ci spiega in che modo e con quali “strumenti”


Dottor Cianci, si fa un gran parlare del bisogno d’innovazione nella
pubblica amministrazione del nostro paese. Ci può descrivere brevemente cosa occorre secondo lei e quali sono le vostre linee d’azione principali rispetto alla digitalizzazione della P.A.?
Il lavoro che stiamo sviluppando si può riassumere nel concetto “rimuovere gli ostacoli per favorire l’innovazione”. In Italia, spesso, progetti innovativi molto interessanti non trovano possibilità di svilupparsi a causa di un sistema burocratico non adatto a recepire l’innovazione. Però, fortunatamente, nella nostra amministrazione, sia a livello centrale sia a livello locale, sono presenti numerose realizzazioni di alto livello. Rimuovere le barriere per fare in modo che possano essere messe a fattore comune è una delle priorità maggiori. In questa strategia si inserisce il programma i2012, dove la i sta proprio per innovazione, con cui si vuole invece fare emergere il ruolo centrale della pubblica amministrazione, non solo e non tanto come finanziatore di programmi di ricerca, ma come sostenitore dei processi innovativi. L’obiettivo è ambizioso: la pubblica amministrazione non come ostacolo ma, al contrario, come catalizzatore e sostenitore dell’innovazione. Come? Attraverso la semplificazione normativa, il coordinamento e la valorizzazione degli attori territoriali dell’innovazione e attraverso il ruolo di acquirente di prodotti e servizi di nuova generazione. A tale scopo il Ministro ha costituito un tavolo di lavoro per la definizione di un programma organico di supporto all’innovazione, i2012. Il programma si articola in tre assi: pubblica amministrazione, imprese e persone. Il primo asse, già noto, è e-gov2012, che sviluppa il piano nazionale di e-government già approvato dal Governo. Il secondo asse, iEconomy, si propone di favorire l’innovazione nella pubblica amministrazione e nelle imprese eliminando gli ostacoli burocratici alla competitività, mentre il terzo, iSociety, punta a prevenire il rischio di esclusione informatica. Sia iEconomy che iSociety, vedono come protagonista l’agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, agenzia della presidenza del Consiglio dei ministri, presieduta dal Prof. Renato Ugo e della quale il Ministro Brunetta è il ministro competente. In pratica, se eGov2012 è rivolto al miglioramento dell’efficienza della P.A. e alla realizzazione di servizi per i cittadini, iEconomy e iSociety si propongono di creare un contesto favorevole allo sviluppo dell’innovazione nel Paese. Il piano si propone, infatti, entro il 2010, un’azione profonda di razionalizzazione e recupero di coerenza delle attuali attività svolte al sostegno dell’innovazione. Il programma i2012 si basa su tre considerazioni strategiche. La prima è che le risorse finanziarie e gli asset che la pubblica amministrazione già utilizza per il miglioramento della sua efficienza e per l’erogazione dei suoi servizi fondamentali possono e devono essere utilizzate, senza costi aggiuntivi, per stimolare e sostenere l’innovazione tra le imprese italiane. La seconda è che vi è un ampio insieme di azioni di semplificazione legislativa, normativa e amministrativa che, senza costi aggiuntivi, possono liberare un’enorme quantità di energia innovativa nel Paese. La terza è che un’azione di coordinamento centrale forte tra le politiche in capo ai diversi ministeri competenti può contribuire in modo rilevante a rendere più efficace l’impatto delle politiche per l’innovazione che già oggi costituiscono il portafoglio dell’azione di Governo.


Ci sono tante strutture che già si dovrebbero occupare d’innovazione. C’è forse bisogno di ridefinire le varie funzioni e sfere d’intervento? Lei cosa sta suggerendo al ministro?
L’innovazione in Italia è un coro a molte voci, ognuna delle quali aspira a un ruolo da solista. In realtà, occorrerebbe una minore frammentazione. Pensiamo solo ai rapporti sull’innovazione nella P.A. che vengono pubblicati ogni anno, ognuno da una associazione differente. Si tratta di ottimi lavori, che contengono, però, per l’80%, considerazioni simili. Riuscire a redigere un rapporto unico, che tenga conto delle singole componenti ma che si esprima in modo unitario autorevole sarebbe già un grande vantaggio. Il lavoro che stiamo svolgendo con il ministro è un lavoro d’inclusione e federazione. Nel Paese sono numerose le iniziative eccellenti. Conoscere e condividerle è l’imperativo dell’azione del Governo. Non credo sia necessaria una nuova struttura, piuttosto che le strutture esistenti diano pieno corso ai loro compiti attraverso anche un maggiore dialogo e confronto.


Cosa pensa della posta elettronica certificata? Sarà la killer application per la digitalizzazione della P.A.? O c’è il rischio che sia una delle tante promesse mai realizzate?
Il rischio è che sia una promessa realizzata. Scherzo, ma in realtà le implicazioni della posta elettronica certificata sono numerose e importanti e riguardano, in modo molto ampio, l’organizzazione dei processi e del lavoro all’interno della P.A. Associare a uno strumento veloce, come la posta elettronica, la gestione delle comunicazioni istituzionali con la P.A., imporrà un cambio di passo in molti uffici. La nostra previsione è che, dopo un primo periodo di assestamento, la PEC potrà diventare uno strumento di grande efficienza. Occorre però una precisazione. Non è mai la singola applicazione che può portare a un cambiamento organizzativo. È ciò che si fa con l’applicazione, è come la si usa che ne determina il successo. Per questo la PEC in sè non avrà nessun effetto se non verrà accompagnata da un rinnovamento delle procedure che ne integrino le potenzialità nei normali strumenti di lavoro che costituiscono la dotazione degli uffici pubblici.



Secondo lei cosa serve di più in questo momento alla P.A. del paese: formazione, leggi, incentivi, migliore retribuzione del personale, motivazione, hardware e software. In quale ordine li metterebbe?
Hardware e software ne abbiamo tanto, spesso sottoutilizzato. Così come di leggi. Per cui metterei queste tre voci in fondo alla classifica. Sugli incentivi, la retribuzione e la motivazione l’azione del Ministro Brunetta sta operando un rivoluzione copernicana all’interno della pubblica amministrazione. Con il passare del tempo, mano a mano che i suoi effetti verranno assimilati dalle strutture, porterà a quella valorizzazione del merito che serve alla pubblica amministrazione per fare esprimere al meglio le sue eccellenze.
La formazione è importante e deve essere un processo continuo. Il mondo cambia velocemente e la pubblica amministrazione deve essere sempre al passo. Ma da sola non è sufficiente. Deve essere accompagnata da progetti di riorganizzazione e razionalizzazione che liberino risorse. L’interazione con il cittadino diventerà, grazie anche alla PEC, sempre maggiore e la fluidità dei processi interni e di interazione con il pubblico diventerà presto un elemento critico. E questa è, secondo me, la sfida per la pubblica amministrazione di questo decennio.


Secondo lei una rivista come E-GOV cosa potrebbe fare per aiutare il vostro lavoro?
Una rivista autorevole come E-GOV può e deve avere un ruolo molto importante. Abbiamo ricordato che non sono necessarie nuove strutture, ma che, piuttosto, è necessario che le strutture esistenti si confrontino attraverso un maggiore dialogo e confronto. Il tempo di tutti è sempre poco. Potere avere un momento in cui ci si confronta sulle pratiche, sulle realizzazioni fatte dai colleghi di altre amministrazioni, su come sono state affrontate e risolte le criticità dei diversi progetti, può essere di grande aiuto. Così come organizzare incontri, magari non impegnativi come seminari, ma semplici come tavole rotonde in cui i partecipanti si scambiano idee, progetti e strumenti, può avere un impatto molto forte nella diffusione di quella cultura dell’innovazione, che da mantello “a macchie di leopardo” deve diventare uniforme in tutto il Paese.


Intervista a cura di Claudio Forghieri,
Direttore Scientifico di E-GOV

 

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Questo articolo è stato inserito il 05/05/2010 nella categoria Gente di egov, letto 5375 volte



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