Una sola P.A. per modernizzare il Paese
Locale e centrale, questo è il problema. Ma non solo: digitalizzazione, Piano E-Gov 2012, finanziamenti pubblici, evoluzione tecnologica: con Maurizio Ghianda, presidente di Saga Spa e membro di Assinform, facciamo il punto sull’Italia che tenta di innovare
Dottor Ghianda, partiamo dalla delega per la pubblica amministrazione locale che le è stata di recente conferita da Assinform, emblema di un'esperienza di "campo" ormai a 360 gradi e più. Quali sono le prime mosse per riuscire a convogliare, nel settore dell'information technology, maggiori attenzioni e più risorse economiche a livello governativo?
Approfitto di questa occasione per ringraziare il presidente di Assinform, Paolo Angelucci, che ha voluto fermamente conferirmi tale delega. Durante il mio percorso associativo (sono in Assinform da circa 7 anni) ho potuto constatare che la visione di molti miei colleghi sulla pubblica amministrazione e’ una visione miope: si tende continuamente a separare la pubblica amministrazione locale da quella centrale. A mio avviso, si deve pensare ad una sola P.A.: la pubblica amministrazione locale ha necessità di dialogare e condividere i servizi a cittadini, imprese e professionisti con la pubblica amministrazione centrale, così come la pubblica amministrazione centrale ha la necessità di dialogare con la P.A.L. in funzione di un unico obiettivo, “la modernizzazione del nostro Paese”. Questa modernizzazione richiede un grande sforzo strategico e progettuale di cui l’innovazione, intesa come cambiamento stimolato dall’uso intelligente delle tecnologie e dei metodi più avanzati, è uno degli ingredienti fondamentali. La pubblica amministrazione è necessariamente al centro di questo processo, innanzitutto perché una società moderna non può funzionare senza una P.A. al passo coi tempi; in secondo luogo, perché molte trasformazioni sociali sono stimolate da investimenti e sforzi progettuali guidati dallo Stato e dagli enti locali. Modernizzazione della P.A. e sviluppo del Paese sono quindi strettamente interlacciati, ma un’innovazione sostenibile richiede ancora grandi sforzi: in termini di investimenti, interventi legislativi, cambiamenti procedurali, rimozione di barriere, crescita professionale e stimolo culturale del Paese.
L’innovazione nel settore pubblico deve essere considerata invece come la risultante di due filoni: il primo consiste nei servizi avanzati al cittadino e alle imprese per usufruire delle funzioni fondamentali della pubblica amministrazione e delle funzioni sociali quali la sanità e la scuola, cosa che richiede innanzi tutto una moderna impostazione dei processi interni alla P.A. e un uso intelligente delle tecnologie informatiche e di comunicazione. Il secondo è relativo allo sviluppo della società della conoscenza, quindi all’aumento delle conoscenze informatiche dei cittadini e delle dotazioni hardware, software e di comunicazione per le persone e le organizzazioni pubbliche e private. L’incremento dei servizi digitali e lo sviluppo della società della conoscenza sono naturalmente due facce dello steso problema: fornire funzioni semplici e moderne a una società in grado di usarle. Ecco, dopo questa “breve” premessa, in Assinform abbiamo istituito un tavolo permanente, denominato “Osservatorio It per lo sviluppo” che ha individuato quattro settori prioritari tra i quali il settore pubblico che mi impegna personalmente. Lo scopo di questo tavolo è quello di sensibilizzare le nostre istituzioni pubbliche nel porre molta attenzione in questo percorso di innovazione del nostro Paese, sottolineando da parte nostra alcune aree molto critiche:
1. scarsissima attitudine agli investimenti in innovazione, causata in molti casi principalmente dalla bassa disponibilità finanziaria e limitata cultura tecnologica, soprattutto negli enti locali più piccoli;
2. limitata capacità specialistica nella riorganizzazione dei processi interni, prerequisito per l’introduzione di innovazioni tecnologiche e, conseguente bisogno di supporto;
3. portali internet ancora solo prevalentemente “informativi” con scarse capacità transaziali, limitata interazione tra back-office e front-office e debolezza del ruolo del back-office, che ha invece una posizione di grande rilievo come motore del servizi al cittadino ed alle imprese (purtroppo molte aziende operanti in questo settore propongono ancora back-office obsoleti);
4. persistenti problemi di diffusione territoriale della banda larga, che rischiano di limitare l’inclusione digitale di territori periferici o comunque poco serviti;
5. necessità di esporre lo staff tecnico e amministrativo – soprattutto degli enti più piccoli – ai cambiamenti in seno alla società dell’informazione, anche attraverso l’aggiornamento continuo.
Concludo affermando che questo processo di innovazione nella pubblica amministrazione, per essere efficace, deve essere aperto e collaborativo fra il pubblico e privato, nel rispetto delle dinamiche di un mercato libero primo fra tutti, il ruolo delle società in–house e la loro evoluzione nel quadro dell’It italiana.
Il tutto, ovviamente, si interseca con l'attività di Saga, specializzata in soluzioni It a valore aggiunto per la P.A.L. e che ha realizzato diversi progetti di valenza nazionale in ambito e-government. Quali le novità più recenti? E i buoni esempi più significativi?
Da anni la nostra azienda è il principale fornitore di tecnologie volte alla concretizzazione della pubblica amministrazione digitale; siamo partiti all'inizio di questo decennio come pionieri dei primi progetti di e-government, dai quali ne sono stati sviluppati molti altri. Progetti come PolisComuneAmico.Net, CiviNET, ecc, oggi offrono più di 100 servizi online a cittadini, imprese e professionisti, raggruppando oltre 3 milioni di fruitori potenziali. Più recentemente, grazie alla nostra open suite applicativa (Sicr@Web), siamo stati i primi in Italia a offrire un servizio completamente svincolato dalla “classica” gestione client/server e abbiamo puntato sull’evoluzione e la cosa migliore era sfruttare la rete Internet. Oggi questa potente soluzione applicativa, oltre ad essere il motore centrale della moderna P.A. grazie ai suoi moduli di gestione (demografici, finanziari, tributari, ecc…), è alla base d’importanti evoluzioni: tutti i comuni della Provincia di Prato ed il capoluogo stesso hanno adottato, per primi in Italia, la medesima soluzione gestionale: va da se l’importante risparmio di risorse economiche e operative che consegue a questa scelta.
Da citare c’è poi la visone “open” della città di Lucca che, grazie alla libertà operativa di Sicr@Web, ha realizzato l’intera infrastruttura su soluzioni open source, dal dbms Postgres ad una distribuzione del sistema operativo Linux. In conclusione, molti sono i casi di eccellenza a cui Saga ha contribuito; pur con modestia posso affermare che negli ultimi 15 anni abbiamo sicuramente migliorato la pubblica amministrazione del nostro Paese.
Il Ministro Brunetta sta tentando in tutti i modi di infondere nelle menti italiane il "tarlo" della P.A. digitale quale traguardo imprescindibile per un miglioramento globale dei servizi e dei prodotti pubblici. In questo senso, secondo lei, come stiamo procedendo? C'è effettivamente un cambio di rotta tracciato oppure siamo sempre sotto il ciglio dell'acqua, aspettando che qualcosa o qualcuno ci tiri su? Il mercato dell'e-gov (se si può definire tale) che cosa prospetta nell'immediato futuro?
Il Ministero della funzione pubblica, che negli anni dell’era digitale è diventato Ministero dell’innovazione, ha portato in Italia il concetto di e-government; oggi Brunetta eredita i primi passi mossi da Lucio Stanca, con l'intento di ampliare e concretizzare la portata tecnologica degli stessi.
Il Ministro oggi, oltre a voler rendere la P.A. “un’azienda” economicamente sostenibile, crede fermamente che per realizzare questo obiettivo si debba necessariamente far ricorso alle nuove tecnologie, quali i portali dei servizi al cittadino, la linea amica, la valutazione della P.A. e l’importantissimo piano di e-gov 2012 per l’informatizzazione di molti rami della P.A.
Non per ultima è l’introduzione della PEC per tutti i cittadini, nonché l’obbligo di utilizzo della stessa da parte delle amministrazioni per le comunicazioni, in sostituzione delle classiche raccomandate cartacee o di chilometrici fax. Per chi è un operatore prevalentemente rivolto al mercato pubblico, come lo è Saga, così come per le pubbliche amministrazioni, non è un momento semplice, e tale non diverrà nel breve periodo; l’impoverimento economico generale rischia di produrre un decadimento nell’offerta e nell’erogazione dei servizi pubblici. Come i fornitori, anche le amministrazioni pubbliche devono reinventarsi dimostrando tutto il loro reale potenziale e la loro efficacia pur di mantenere un livello qualitativo accettabile delle prestazioni.
Da mesi in Assinform facciamo pressioni al Governo perché, pur credendo nei progetti di innovazione, sappiamo benissimo che le risorse per realizzarli sono decisamente insufficienti: per alcune aree geografiche del Paese la chimera sono i finanziamenti di provenienza centrale, per altri l'Expo2015 e per altri ancora l'e-gov2012; ci sono anche le risorse locali derivanti ad esempio dal recupero dei tributi locali...e poi? Noi contiamo sulla rottamazione del software, una voce strana ed anomala per il comparto informatico, ma molto conosciuta in alcuni settori merceologici, i quali usano le rottamazioni dei beni come volano; come acceleratori di mercati o come sistemi di evoluzione tecnologica, sociale ed ambientale. E’ vero, l’effetto delle rottamazioni possono apparire un fenomeno economico dopante del mercato, ma permetterebbe al software pubblico di ottenere un beneficio immediato facendolo evolvere, laddove serve, vecchie, inefficaci, pesanti e obsolete soluzioni, oramai troppo costose da manutenere e da gestire, in nuovi cicli di produzione più economici per il prossimo futuro. Attualmente si dibatte più di decoder digitali terrestri che non del fatto che il settore informatico nazionale occupi oltre 390.000 addetti, di cui si calcola, il 5% sia esclusivamente dedicato a creare soluzioni specifiche per la P.A. La realtà è che oggi ci scontriamo col fatto che il Paese ha la necessità di evolversi e migliorare, la convinzione politica per farlo esiste, quello che manca sono le risorse economiche per una realizzazione a pieno. Finanziamenti che altri settori – sicuramente importanti – ottengono dallo Stato ormai da decenni, sono fino a trenta volte superiori a quelli per l’information technology. Questo fa riflettere.
La recente acquisizione di Saga da parte del Gruppo Maggioli ha unito due realtà che storicamente lavorano per le soluzioni innovative destinate alle amministrazioni locali. Come valuta questa unione? Che tipo di vantaggi pensa si potranno ottenere?
La frammentazione del mercato dei fornitori della P.A. è stato duramente messo alla prova negli ultimi anni: le sempre più pressanti necessità tecnologiche ed evolutive, la recente crisi economica e occupazionale... tutti fattori questi che hanno reso l’innovazione un processo estremamente oneroso e dispendioso per qualsiasi realtà aziendale. Saga e Maggioli, due dei primari gruppi italiani che più di tutti hanno investito nella ricerca e nello sviluppo hanno stretto una sinergia di intenti prima, e tecnologica poi, che oggi ci rende il primo gruppo operante sul mercato della P.A. per numero di clienti, operatori e soluzioni. Ad oggi siamo in grado di offrire il più completo ventaglio di prodotti per l’ente pubblico, ma molte altre sfide ci attendono nel prossimo futuro, e di sicuro noi non ci tireremo indietro.
Matteo Peppucci
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