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Timbro Digitale: la rivoluzione dei Servizi Demografici on line che ha cambiato la vita dei cittadini

Timbro Digitale: la rivoluzione dei Servizi Demografici on line che ha cambiato la vita dei cittadini

Durante i lavori del XXX Convegno Nazionale (30 novembre-3 dicembre 2010), ANUSCA ha focalizzato l’attenzione degli operatori demografici sullo stato di avanzamento della sperimentazione nazionale del timbro digitale sulla certificazione anagrafica e di stato civile che ha oramai raggiunto i due anni di vita


Timbro digitale: la mission di ANUSCA
Il timbro digitale rappresenta una tecnologia autorizzata dal CNIPA (ora DigitPA) in grado di poter mantenere il valore legale di un documento informatico stampato su carta e quindi trasformato in un documento analogico. L’applicazione pratica sul servizio certificativo è intuitiva: poter richiedere on line un documento, visualizzarlo sul proprio personal computer e addirittura stamparlo per produrlo al soggetto privato che ne abbia fatto esplicita richiesta, il tutto abbattendo la dimensione spazio – temporale e i costi di produzione del servizio – di fatto un ufficio comunale aperto 24 h su 24 h come ha efficacemente illustrato il video promozionale pubblicato durante il convegno. ANUSCA ha prestato grande attenzione sul tema del “timbro digitale” con una relazione introduttiva durante la giornata inaugurale e uno specifico workshop che ha visto una grande partecipazione di ufficiali d’anagrafe e di stato civile con quesiti, chiarimenti e commenti su possibili sviluppi. Il timbro digitale rappresenta per ANUSCA una soluzione tecnologica in grado di innovare il modo di lavorare nella pubblica amministrazione migliorando i servizi erogati al cittadino. Nella relazione introduttiva, si è partiti innanzitutto dalla mission dell’ufficiale d’anagrafe che è la stessa da sempre, ovvero “tenere aggiornata con iscrizioni, variazioni e cancellazioni la banca dati della popolazione (residente) in maniera legale, puntuale, veloce e con qualità”. Questa mission si sviluppa orientando la propria azione alla:
1. Coerenza tra dato amministrativo e dato reale
2. Conoscenza ai terzi dei propri dati nel rispetto della legge
3. Circolarità telematica dei dati anagrafici nei sistemi informativi pubblici


L'ufficiale d'anagrafe e la funzione di INA-SAIA
Già queste prime affermazioni fotografano le consolidate strategie della Direzione Centrale dei Servizi Demografici presso il Ministero dell’Interno così come l’attività quotidiana degli operatori; in particolare l’ufficiale d’anagrafe rimane il “custode” della certezza amministrativa del dato anagrafico che deve rimanere coerente rispetto al dato reale in maniera da mantenere intatta la fiducia delle altre pubbliche amministrazioni rispetto alle risultanze certificate dai singoli comuni. L’obiettivo può apparire semplice ma non lo è affatto in quanto la movimentazione della popolazione, il fenomeno immigratorio, l’applicazione del diritto internazionale privato, l’ampia produzione normativa e prassi amministrativa, il disarticolato sviluppo informatico degli oltre ottomila comuni italiani rappresentano ostacoli significativi. Su questi aspetti occorre inoltre aggiungere il tema della formazione. L’esigenza di implementare e consolidare un modello formativo periodico è fondamentale e richiama in ANUSCA e nell’Accademia degli Ufficiali di Stato Civile un onere organizzativo importante che a dire il vero si sta espletando egregiamente con centinaia di iniziative formative a Castel S.Pietro e sul territorio. Sul tema della conoscenza dei dati e della loro circolarità possiamo tranquillamente declinare le attività con il “verbo” INA-SAIA che ha portato in questi anni conseguenze interessanti come gli undici protocolli sottoscritti dal Ministero dell’Interno e le regioni tese a supportare i territori proprio sul tema specifico della circolarità del dato anagrafico. In tutto questo contesto si colloca il progetto di produzione dei certificati con timbro digitale in cui appunto l’evento di Merano ha rappresentato una tappa di comunicazione dei primi risultati. E’ chiaro che nonostante gli scambi telematici e l’autocertificazione, il certificato rimane un prodotto di punta dell’ufficio demografico comunale con centinaia di migliaia di documenti cartacei prodotti ogni anno.


Cosa fare per invertire questo trend che è ricominciato a crescere dopo gli anni post Bassanini?
ANUSCA è sempre stata presente nelle sperimentazioni e innovazioni che hanno toccato questo tema. ANUSCA ha innanzitutto ispirato la “Certificazione automatica” nel 1989 che ha consentito di richiedere i certificati da distributori automatici (art. 15 quinquies legge 38/1990) andando al di là dello sportello anagrafico classico. ANUSCA ha supportato inoltre il Comune di Cesena nella sperimentazione della Certificazione con firma digitale (2001-2002). Da queste premesse era evidente che ANUSCA non potesse esimersi dal supportare anche la sperimentazione della certificazione con timbro digitale avviata nel corso del 2008 e tuttora in corso in molti comuni italiani. Con il timbro digitale 2D-Plus® Secure Edge il certificato viene trasformato in un codice bidimensionale stampato su carta. Il codice contiene tutti i dati del certificato cifrati dalla firma digitale automatica del Sindaco; il timbro rappresenta il sistema di sicurezza per garantire la validità del certificato originale su carta. Il fondamento giuridico della sperimentazione si basa sul mix di 2 norme assai diverse:
- Art. 15 quinquies del D.L. 28 dicembre 1989 n. 415 convertito con modifiche nella Legge 28 febbraio 1990 n. 38:
- Artt. 24 e 35 del D.lgs. 7 marzo 2005.

Le amministrazioni comunali possono avvalersi di sistemi automatizzati per il rilascio diretto al richiedente delle certificazioni d'anagrafe e di stato civile, garantendo comunque l'assolvimento di ogni imposta o diritto sugli atti emessi. A tal fine è ammesso sostituire la firma autografa dell'ufficiale d'anagrafe o di stato civile con quella in formato grafico del sindaco o dell'assessore delegato, apposta al momento dell'emissione automatica del certificato. I certificati così emessi sono validi ad ogni effetto di legge, qualora l'originalità degli stessi sia garantita da sistemi che non ne consentano la fotoriproduzione per copie identiche, come l'utilizzo di fogli filigranati o di timbri a secco. La certificazione redatta con le modalità di cui al comma 1 può essere trasmessa e rilasciata in forma telematica anche al di fuori del territorio del comune competente
quindi anche on line…..tramite un sito Internet.


La firma digitale

La firma digitale è ai sensi dell’art. 1 d.lgs. 7 marzo 2010 un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l'integrità di un documento informatico o di un insieme di
documenti informatici; in pratica nell’attuale articolazione la firma rappresenta il sistema di sicurezza per definizione che supporta la produzione del documento originale su carta prodotto ai sensi della legge del 1990. E’ evidente che anche le modifiche del Codice dell’Amministrazione Digitale ed in particolare l’introduzione della segnatura elettronica (di fatto il timbro digitale) quale strumento per asseverare in modalità automatica e senza l’intervento di un pubblico ufficiale la conformità tra documento informatico e analogico, potrebbe portare ad una evoluzione normativa del servizio tesa a superare l’attuale collegamento con l’art 15 quinquies della legge 38/1990 che non avrebbe più ragione di esistere in quando il documento informatico nel suo formato p7m sarebbe di fatto l’originale, firmato dal Sindaco o da qualsiasi altro ufficiale di governo, trasformato in un codice bidimensionale stampato su carta. Su questa, per facilitare la conoscenza dell’informazione anagrafica, verrebbero riportate le informazioni del p7m in “chiaro” assumendo in questo caso le caratteristiche di una copia analogica di documento originale informatico. Al di là dell’evoluzione che avrà la sperimentazione è innegabile che il tema del timbro digitale ha rappresentato una forte innovazione tecnologica e organizzativa i cui vantaggi possono essere di seguito sintetizzati:
1. Poter consentire di richiedere on line i certificati e stamparli su carta mantenendone il valore, soddisfacendo al contempo sia le esigenze degli appasionati del digitale sia quelli della carta maggiormente ancorati alla legge del 1990
2. Poter ottenere i certificati 24 h su 24 da qualsiasi luogo in cui il cittadino si possa trovare con massima qualità per il cittadino
3. Evitare l’intervento di un ufficiale d’anagrafe che produce e firma in maniera autografa o digitale i documenti con un’evidente efficienza per il Comune visto che si è stimato in € 9,00 il costo industriale del certificato, ovviamene non supportato dall’incasso del diritto di segreteria.
4. Poter avviare un progetto di sistema federato del servizio certificativo. Lo slogan potrebbe essere “Il tuo certificato in ognuno degli 8103 comuni italiani (Le Anagrafi italiane sono la prima RETE Amica)



Geografia "italiana"
Oggi sono diversi i comuni sperimentatori del timbro sulla certificazione.
Comune di Milano
Comune di Sesto S.Giovanni
Comune di Roma
Comune di Modena
Comune di Ravenna
Comune di Cagliari
Comune di Parma
Comune di Sassari
Comune di Cesena
Comune di Spezia
Comune di Asti
Provincia di Oristano (attraverso lo specifico Centro Servizio Territoriale)
Comune di Bologna
Provincia di Bologna (attraverso lo specifico Centro Servizio Territoriale)
Comune di Monza
Comune di Brescia
Comune di Pavia
Comune di Brugherio
Comune di Torino
Comune di Marsala
Comune di Prato

Quasi tutti stanno utilizzando il timbro 2DPlus ad eccezione dei comuni di Torino, Marsala, Prato che stanno sperimentando soluzione tecnologiche differenti. Durante il Convegno abbiamo avuto le dimostrazioni dei comuni di Asti, Milano e Cesena con quest’ultimo che ha evidenziato le modalità organizzative per l’assolvimento dell’imposta di bollo sui certificati. Il cittadino che deve chiedere un documento in bollo, deve preventivamente aver acquisto la sua marca da bollo elettronica che reca una data ed un numero seriale univoco; detto numero viene riportato nella procedura informatica di richiesta, inserito nel timbro, e nel quadrante dove l’utente dovrà inserire la marca da bollo. Il certificato bollato e poi numerato univocamente dal sistema informatico comunale e salvato in uno specifico archivio di salvataggio per salvaguardare eventuali controlli sul tema dell’elusione dell’imposta; in particolare il comune è in grado di sapere il numero della marca inserita nel sistema e abbinata dal cittadino ad uno specifico certificato che viene salvato in copia informatica presso i sistemi comunali.


Cosa fare ora?
1. Diffondere la soluzione nei Comuni per farla diventare anche un servizio di backoffice.
2. Diffondere la soluzione tra i cittadini per ridurre drasticamente il numero di utenti agli sportelli anagrafici e di stato civile
3. Stipulare accordi con portatori di interesse preferenziali (Notai, Avvocati, Tribunali, ecc..) per consentire loro di ottenere in tempo reale certificati legali, veloci e sicuri.
4. Cominciare ad usare il servizio per evadere le richieste di certificazione tra Comuni usando magari la Posta elettronica Certificata
5. Pensare un’applicazione pratica tramite l’Indice nazionale delle anagrafi sotto la regia del Ministero dell’Interno


Alessandro Francioni

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Questo articolo è stato inserito il 07/02/2011 nella categoria Scenari, letto 3353 volte

Tags: anagrafe anusca e gov e government firma digitale ina pa pubblica amministrazione saia timbro digitale



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